Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ha affermato con insistenza che è necessario passare «da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria».
«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato»
— Mt 28,19-20
Aderire a questo comando del Signore non è un’opzione per la Chiesa: è suo «compito imprescindibile», come ha ricordato il Concilio Vaticano II, in quanto la Chiesa «è per sua natura missionaria».
«Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare.»
«Uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.»
— Papa Francesco
In una fase di profondo cambiamento sociale ed ecclesiale, hanno ancora senso le missioni al popolo? Che senso ha la missione oggi, dove i social media e le piattaforme web sembrano sostituire progressivamente i metodi tradizionali?
La missione è una possibile reazione — e non soluzione — ad una crisi così largamente diffusa, non solo a livello ecclesiale ma anche e soprattutto a livello sociale. Non si parla di «crisi della Chiesa», ma di «crisi nella Chiesa», proprio per sottolineare che questa riguarda la componente umana e non quella divina della Sposa di Cristo.
La causa di questa crisi non è da ricercare solo nello scandalo degli abusi. Essa è molto più ampia e profonda: una crisi di fede, di persone sempre meno presenti alla vita ecclesiale, una crisi di comunicazione, di credibilità, di identità, di comunione.